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lunedì 21 marzo 2011

Offro Lavoro





Il 17 Marzo è nata una nuova stella: la Festa dell'Unità nazionale.
Ebbene si, un nuovo giorno rosso sul calendario, anche se di rosso ha ben poco. A partire dal fatto che chi oggi dovrebbe indossare questo sgarciante colore, non ha accolto con molta positività i festeggiamenti.
Ma festeggiare cosa? l'Italia? il nostro paese? Quello che all'articolo 1 della costituzione recita che il nostro è un paese fondato sul diritto al lavoro quale strumento di indipendenza ed espressione della realizzazione della dignità del cittadino? Quello che dice altrove, secondo la legge, che anche lo svago è un diritto del cittadino?
A dire il vero proprio questo dello svago fa ridere, sia a destra che a sinistra, in quanto se il principale strumento di sostentamento, cioè il lavoro, non è più un diritto, figuriamoci lo svago!
Ebbene si, oggi lavorare è un lusso per pochi eletti, e con eletti intendo sia gli eletti e sia gli "amici" degli eletti. Gli "altri", quelli che si spaccano a lavorare per trovare lavoro, quelli che hanno gli occhi gonfi e le mani stanche per i migliaia di curricula inviati a vuoto, quelli che hanno la voce stanca di ripetere sempre le stesse cose ai colloqui, dando la parvenza di essere demotivati se ne stanno guardare, immobili e alienati, la loro impotenza, quasi che la società non gli appartenesse, quasi ne fossero esclusi, quasi ne fossero rifiutati.


Vivere oggi, in questo paese, significa sopravvivere.
Sono finiti i tempi in cui si progettava il futuro con frasi del tipo "da grande voglio diventare" oppure "vorrei costruire, inventare, andare avanti". In queste ore, in questi minuti, sembra che i concetti del vocabolario comune siano mutati verso un regresso d'azione: "conservare, nascondere, stare attenti, dissimulare, tenere in piedi, non fare passi falsi". Un tempo si diceva "voglio vincere"; ora, invece, si dice "non voglio perdere". E purtroppo questa oggi è l'unica vittoria...


Lavorare in Italia, ai giorni nostri, è considerato un miracolo. E quando tale benedizione accade, si ha la sensazione che chi ti assume ti faccia un favore, con conseguente peso sulla coscienza del lavoratore che quasi si sente in debito perché viene pagato!
L'arroganza della gente è arrivata a tal punto da offrirti, a trent'anni suonati, uno stage non retribuito ad libitum, senza garanzie, senza contratto, senza scadenze. Se loro diventano ricchi, può darsi che ti daranno un rimborso spese, magari di 300 euro al mese, dopo che hai sgobbato gratuitamente dal lunedì al venerdì per più di un anno.


I "nostri" cari politici, tra un festino, una pista e uno spogliarello si dilettano al tiro al bersaglio. Il bersaglio è il cittadino, le pallottole le loro ignoranti sbruffonerie.
Mi sembra ieri quando qualcuno/a (scusate, ma c'è la legge sulla parità dei sessi!) affermava che le forme di lavoro flessibile sono una cosa positiva, non uno svantaggio, aggiungendo che "il cittadino si deve mettere in testa che se finisce o perde un lavoro ne trova subito un'altro".
Siamo sicuri che vi aspettate che io commenti questa frase? Lo volete davvero? ...ma dai!
La cosa pericolosa per il futuro del nostro paese è che chi ci governa non ha mai vissuto per strada, non ha mai lavorato. Non sanno cosa vuol dire mandare un Curriculum, o peggio, una lettera di presentazione, la quale ti ruba ore dal momento che deve essere personalizzata ad hoc in base al destinatario. Chi ci governa non sa cosa vuol dire fare la fila in un'agenzia interinale, non sa cosa vuol dire fare un colloquio, non sa cosa vuol dire trovarsi davanti un selezionatore che ti chiede "perché dovremmo scegliere lei ?". Cari Papponi dalle auto blu: sapete cosa si prova? Avete mai assaporato l'ebrezza dell'indifferenza? l'angoscia del futuro che si oscura? avete mai parlato con un padre di famiglia che ha appena perso il lavoro?


E' ovvio che quando non si sa che dire si spara a raffica. Come qualcuno tempo fa descrisse i giovani disoccupati ancora a casa "bamboccioni". Questa è una vergogna, un mio rappresentante legato dal vincolo della fiducia che mi offende. Quello a cui pago lo stipendio, e lo pago senza guadagnare, si permette di parlarmi così! Questa è la semplice prova che tra politica e società civile c'è un'enorme voragine di ignoranza. Dovrebbero forse tornare a scuola? o magari rimettere sulla propria coscienza la responsabilità della loro missione? Come fanno a governare se non sanno quali sono le vere problematiche sociali? Come fanno se non sentono sulla pelle quello che accade negli uffici?
E' assurdo accettare affermazioni del genere. Ci sono giovani incatenati, dagli operatori call centre ai venditori porta a porta, che non possono azzardarsi ad uscire di tasca un euro in più, e si sentono addosso anche l'ingiuria, pronunciata pubblicamente, di chi non sa neanche cosa vuol dire lavorare! vai vai, vai a lavorare, poi ne riparliamo appena capisci cosa vuol dire lavorare in nero per 500 euro al mese!


Ne potrei mensionare altre storielle, magari l'invito al matrimonio col figlio di Berlusconi, ma mi fermo qua, perché io, e penso anche voi, siamo nauseati...




Giancarlo Sebastian Puglisi























mercoledì 10 novembre 2010

Prezzi hotel Catania e Palermo

Prezzi hotel Catania e Palermo

Piazza Duomo-Catania-Sicilia-Italy - Creative Commons by gnuckx

Viaggiare in Sicilia e soggiornare in hotel: conviene??

E' vero che la Sicilia è una terra che non trova paragoni per la varietà dei paesaggi, ma
poter organizzare un viaggio e ottimizzare i costi comporta un certo ragionamento cauto.

Nonostante sia terra del meridione con i suoi problemi e soggetta ai classici luoghi comuni
del tipo "al sud la vita costa mento", non fatevi ingannare!

Se scegliete un hotel al centro città come Catania o Palermo, difficilmente troverete
prezzi al di sotto dei 60 euro per notte per un tre stelle.

Molti turisti preferiscono la soluzione B&b, anche perchè, visto che la cena o il pranzo
vanno comunque consumati, tanto vale non stare infilati dentro le mura di un hotel e magari
andare in qualche trattoria a gustare cibi tipici siciliani.

I prezzi dei B&b sono più convenienti, e negli ultimi anni rappresentano un nuovo modo di
fare turismo tra il "fai da te" e "l'organizzazione di un tour operator".
Molti sono a condizione familiare, ambienti comfortevoli e molto ben organizzati.
Ciò sta a significare che si è molto preparati a ricevere turisti da ogni parte del mondo
in ogni periodo dell'anno.

Teatro Massimo - Palermo Italy - Creative Commons by gnuckx

Un Hotel in centro con pensione completa a Catania o Palermo può davvero comportare una
spesa esosa, ma dipende molto dalle stagioni e dalle festività del luogo.
Se a Catania vi troverete in piano inverno a Febbraio, considerate che potreste spendere
quasi quanto un soggiorno estivo, a causa del fatto che si svolgono le festività in onore
di Sant'Agata. Da un punto di vista folkloristico un hotel al centro di Catania può
risultare strategico per godere della festa, ma siate certi di essere in grado di poter
reggere la stanchezza divuta alla gran confusione della festa.
Nei mesi estivi i prezzi salgono vertiginosamente essendo l'isola, e in particolar modo le
due città, punti strategici dove alloggiare per un tour delle spiagge siciliane.

Ecco qualche regola da seguire:
-Controllate i prezzi dei vari hotel
-fare paragoni
-leggere i commenti, ma non quelli riportati nei siti degli hotel (Ovvio!) ma quelli
contenuti nei siti che parlano di viaggi come tripadvisor, ad esempio
-attenti alle offerte: può capitara di poter trovare, anche su internet, occasioni di
pacchetti dove si risparmia un bel po' di denaro, come ad esmpio quelli colegati ai voli
low cost a Catania e Palermo.
-controllate il posizionamento degli hotel che siano effettivamente al centro di catania o
palermo, molti fanno i furbi dicendo che sono a 100 metri da un museo, quando invece stanno
distante anche chilometri!
-Trovato l'hotel giusto...credo proprio che non vorrete più tornare a casa: molti gestori
sono talmente ospitali che vi accoglieranno come in famiglia!

lunedì 8 novembre 2010

Storia della Sicilia

Giardini Naxos-Messina-Sicilia-Italy - Creative Commons by gnuckx


Storia della Sicilia


E' ovvio che intraprendere una Storia completa della Sicilia è un'impresa da pretese enciclopedica. Il migliore approccio è quello di una presentazione in pillole accompagnate da immagini suggestive che ne stimolano le capacità evocative e di immedesimazione. 
Naturalmente, capire la Storia vuol dire viverla da vicino, e quindi solcare con in propri passi i resti lasciati dalla memoria storica, vale la pena approcciare attraverso un Tour Storico dell'Isola, greco, romano, bizantino, normanno, arabo, svevo, spagnolo...
Basta scegliere una tematica storica, una dominazione, e circumnavigare i resti della memoria conservati lungo tutta l'isola.

Una storia feconda: Circa 3500 anni fa, i Siculi, popolazione d'origine latina, sbarcarono in Sicania, un isola situata di fronte le coste calabresi. Dopo lunghe battaglie, i suoi abitanti, i Sicani, furono cacciati verso la parte occidentale dell'isola. Addio Sicania, nacque la Sicilia. Da allora questa terra diventò oggetto di tante bramosie. Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli invasero l'isola, si scontrarono in battaglie, fondarono famiglie, coltivarono la terra, edificarono templi, teatri, chiese, palazzi e sontuose dimore. Tutti cercarono di impadronirsene ma nessuno poté mai conquistarla. Il cuore della Sicilia non batte che per se stessa. La Sicilia resta unica, un crogiolo di popoli e culture, un misto di passioni e dolcezza, di fierezza e modestia. Una terra di contrasti dove arance e limoni fioriscono sulle ceneri dei vulcani.

Epoca Greca

Taormina

La zona orientale della Sicilia fu meta di colonizzazione di diverse popolazioni greche in cerca di nuove terre da colonizzare. La prima colonia greca in Sicilia fu Naxos (oggi Giardini Naxos), fondata dai Calcidesi (o Ionici) provenienti dall'Eubea nel 734 a.C.. Lo stesso popolo fondò a sud la colonia di Lentini nel 729 a.C.. I calcidesi di Naxos si spostarono verso sud lungo la costa orientale, e fondarono un insedimento urbano che oggi corrisponde alla città di Catania (729 a.C.). Altri popoli greci, sbarcarono in Sicilia: i Corinzi, che fondarono Sfiracusa nel 733 a.C., e i Megarici che fondarono Megara-Hyblaea. Messina, la più continentale delle città siciliane, fu fondata nel 730 da pirati calcidesi provenienti da Cuma. Tra i Dori, le popolazioni di Rodi e Creta fondarono Gela. Successivamente le popolazioni stabilitesi in Sicilia, si mossero verso nuove colonie: i Corinzi di Siracusa fondarono Akrai nel 633 a.C. (corrispondente oggi, pressappoco, a Palazzolo Acreide). I Cretesi di Gela si insediarono ad Agrigento (Akragas) nel 580 a.C., e i Megarici provenienti da Megara Hyblaea fondarono Selinunte nel 627 a.C.. Ciò che oggi rimane di tale Storia è la Valle dei Templi di Agrigento e l'area acheologica di Segesta. Nel modo di costruire i teatri si coglie una delle principali caratteristiche della cultura greca, e i siti di Siracusa, Eraclea minoa, Segesta, Sòlunto, Morgantina, Palazzolo Acreide, Taormina ne sono l'esempio.


Epoca Romana

Teatro Romano Italy Catania - Creative Commons by gnuckx

Alla fine delle guerre puniche, la Sicilia divenne una provincia romana nel III sec a.C.. L'interesse che mosse i romani fu prevalntemente agricolo, e ciò significò sfruttarne le risorse della terra. Sorsero piccoli villaggi, fattorie, ville che costituiscono il nucleo originario di ciò che sarà in tempi più recenti il Latifondo. La Sicilia così divenne "Granaio" di Roma, importante per l'approviggionamento cerealicolo. Dell'epoca romana rimangono segni importanti la Villa del Casale di Piazza Armerina e l'Anfiteatro a Catania in Piazza Stesicoro.


 Epoca Bizantina

Nel 535 i Bizantini conquistano la Sicilia con una spedizione inviata dall'imperatore d'Oriente Giustiniano e condotta dal suo generale Belisario. Nel 660, sotto la minaccia dell'espansione musulmana, Costanzo decise di trasferire la capitale dell'Impero da Costantinopoli a Siracusa. Ciò diede nuovo lustro alla città di Siracusa, ma non portò alcun tipo di vantaggi per l'isola. Anzi grossi oneri finanziari ed una pesante ed ingiusta tirannide portarono all'assassinio dell'imperatore nel 668. L'anno dopo la capitale ritornò a Costantinopoli per volere del figlio di Costanzo. L'arte bizantina rappresentava Dio, attraverso una nuova forma di pittura, le cosiddette "icone": sfondi dorati, assenza di tridimensionalità, volti con espressioni fisse ad indicare la solennità e l'eternità del soggetto rappresentato. Massime rappresentazioni di tali forme artistiche bizantine, sono i mosaici delle Cattedrali di Cefalù, Palermo e Monreale.



Epoca araba

Tra il IX e il X secolo si completò la conquista araba della Sicilia, e la capitale del nuovo regno fu Palermo, che tutt'oggi vanta l'aspetto urbano più arabo di tutta la Sicilia. La nuova capitale conobbe un periodo più che fiorente, infatti fu dotata di giardini, moschee e palazzi. L'influenza araba portò nuova linfa vitale allo sfruttamento della terra, grazie all'inserimento di nuovi sistemi d'irrigazione e nuove colture come la canna da zucchero, il melone e gli agrumi.

 Epoca Normanna

 Nel 1072 Palermo fu occupata e fatta capitale del nuovo regno Normanno. La capitale fu centro di un nuovo rinnovamento grazie alla costruzione di chiese e palazzi, ma il caso più famoso è quello di Palazzo d'Orleans, originariamente un palazzo in stile arabo modificato secondo l'architettura normanna. Oggi esso è sede del Parlamento della Regione Siciliana. La chiesa di Monreale è interamente normanna e fu costruita nel XII secolo. Oggi rimangono alte testimonianze storiche di questa dominazione grazie ai castelli normanni di Adrano, Paterno e Acicastello, costruito su una roccia emersa dalle acque durante la nascita dell'Etna.




 La Sicilia sotto Federico II di Svevia

Il periodo più florido per la Sicilia fu quando assunse il potere Federico II Hohenstaufen. Nipote di Federico Barbarossa, governò la Sicilia dal 1198 al 1250.
Cresciuto a Palermo in un ambiente culturale molto stimolante grazie alla convivenza di razze e culture diverse, Federico fu colto edificatore, protettore delle arti. Durante il suo regno la Sicilia ebbe una splendida fioritura culturale associata ad una rinnovazione dell'amministrazione e ad una rinascita del commercio e delle attività manifatturiere. La sua corte di Palermo divenne un centro letterario a livello europeo, un punto di incontro della cultura araba, bizantina, ebraica e latina. Tollerante e rispettoso, ebbe nei confronti dell'Islam un atteggiamneto molto aperto, riunendo alla sua corte i migliori studiosi provenienti da tutte le coste del mediterraneo.



I Vespri Siciliani e la contesa angioina-aragonese

 Il Regno di Sicilia, dopo la morte di Federico II, passa nelle mani di Carlo I d'Angiò, il cui mal governo generò un forte malcontento tra i siciliani a causa di una opprimente politica fiscale. Inoltre gli Angiò si mostrarono insensibili verso il popolo applicando usurpazioni, soprusi e violenze. La rivolta dei Vespri fu causata da un evento particolare: all'ora della preghiera serale del Vespro del 30 Marzo 1282, nella chiesa dello Spirito Santo a Palermo, un soldato francese, aveva tentato di perquisire una donna sotto le vesti con il pretesto di scovare armi nascoste. La reazione del marito diede inizio alla grande rivolta che si propagò immediatamente in tutta l'isola. I palermitani iniziarono la "caccia ai francesi" che durò per tutta la notte seguente causando l'uccisione di numerosi soldati francesi. Palermo si dichiarò subito indipendente, e la rivolta si estese in tutto il resto dell'isola. Carlo I d'Angiò decise di intervenire militarmente ponendo sotto assedio la città di Messina. I siciliani organizzarono la difesa riuscendo a respingere con successo l'esercito francese. I nobili siciliani decisero di chiedere aiuto a Pietro d'Aragona, offrendogli la corona di Sicilia. Il re spagnolo, sensibile a tale richiesta, mandò una flotta comandata da Ruggero di Lauria. Gli eventi del Vespro così si trasformarono in un conflitto per il controllo dell'isola tra angioini e aragonesi. Il 26 settembre 1282 Carlo I d'Angiò venne sconfitto e ritornò a Napoli,lasciando la Sicilia nelle mani degli aragonesi. Il 31 agosto 1302 nel castello di Caltabellotta venne firmata la pace fra Carlo di Valois, rappresentante di Carlo II d'Angiò e Federico III d'Aragona. Nel 1347, nel Castello Ursino di Catania venne firmato un'ulteriore accordo tra angioini e aragonesi, chiudendo così la seconda fase dei Vespri. Ma solo con il trattato di Avignone si potè considerare definitivamente conclusa la questione del Vespro: il 20 agosto 1372 Giovanna d'Angiò e Federico IV d'Aragona firmarono il trattato di pace dopo ben novant'anni da quel famoso lunedì di Pasqua.



 La Sicilia Borbonica

Le vicissitudini storiche avvenute durante il regno borbonico avranno importanti ripercussioni sulla storia della Sicilia fino ai giorni nostri. Re Ferdinando di Borbone promulgò, sotto pressione dell'aristocrazia autonomista siciliana, una Costituzione (1812). Ma dopo il congresso di Vienna e la conseguente restaurazione post-napoleonica, Ferdinando la soppresse e sciolse il Parlamento siciliano (1816). Nel 1820-21 scoppiò una sommossa antiborbonica. Nel 1848 scoppiò la Rivoluzione, e fù da questo momento che gli indipendentisti costituirono un Parlamento autonomo dal Regno delle Due Sicilie. Nonostante questi duri scontri, la Sicilia conobbe un elevato sviluppo economico ed industriale, diventando una delle regioni più ricche d'Italia. Secondo quanto riferiva "l’Exposition Universaille de la science" di Parigi, a metà dell'800 la Sicilia era una delle più imponenti potenze economiche in Europa. Lo stesso incremento demografico era sintomo del benessere siciliano sotto i Borboni: la popolazione agli inizi dell'800 era aumentata del 50%. I Borboni fecero costruire la linea ferroviaria Messina-Catania, una delle prima in Italia.



La Sicilia e l'Unità d'Italia

Lo "Sbarco dei Mille" a Marsala l'11 maggio 1860 segnò una svolta epocale. Nel 1861 avvenne l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia con la cacciata dei borboni da parte di Garibaldi. Battuti i borbonici nella difficile battaglia di Calatafimi, Garibaldi, dopo aver accolto i "picciotti siciliani" tra i Mille, occupava Palermo. Nel luglio batteva ancora le truppe regie a Milazzo e Messina: la Sicilia era ora territorio italiano e annessa al regno nascente. L'economia siciliana cominciò a declinare a partire dall'Unità d'Italia a causa dell'adozione di misure che ne svilivano l'economia: il servizio di leva obbligatorio,la tassa sul grano macinato, sul pane e sulla pasta (il cibo dei poveri). Varie industrie vennero chiuse o penalizzate per consentire il decollo economico delle regioni del lombardo-veneto. Il governo sabaudo incamerò il tesoro del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli e sfruttò queste risorse per concedere crediti alla industrie manufatturiere del nord Italia. Strade e ferrovie vennero abbandonate, i porti persero importanza e l'economia siciliana si avviava verso il declino.



 Mafia

Le origini della Mafia si possono far risalire ad una sorta di vuoto di potere creatosi nel corso dei secoli. Terra dominata e mai governata, sede di una originale forma di autogoverno sfociata in una terribile organizzazione criminale. L'oggetto concreto di contesa della Mafia fu la gestione degli agrumeti della provincia di Palermo, mettendo sotto il proprio controllo i proprietari terrieri. Nel corso degli anni il fenomeno emerse sotto gli occhi dell'opinione pubblica, ma senza nessun significativo intervento. L'unica eccezione risale agli anni venti (1926) in cui avvenne un fenomeno di cui parlerà con terrore lo stesso Tommaso Buscetta: l'Assedio di Gangi ad opera del "Prefetto di ferro" Cesare Mori nominato da Mussolini. Il governo dittatoriale non poteva permettere l'esistenza di un governo-ombra come si era instaurato in Sicilia, e si era aperta la caccia a boss e banditi che erano stati scovati e imprigionati assieme a chi era sospetto di proteggerli.




 La seconda guerra mondiale in Sicilia

Nel 1939 l'isola fu teatro di una forte propaganda a favore della guerra, ma le vicende si svilupparono in modo particolarmente avverso al popolo siciliano. “L'operazione Husky” era partita: gli alleati sbarcarono a Gela il 10 luglio 1943 con l'intento di occupare tutta l'isola che divenne, in breve tempo, scenario di morte dovuto allo scontro tra Alleati, Tedeschi e Italiani. Dal momento che il Fascismo era avverso alla Mafia, lo sbarco alleato non poteva che essere visto di buon auspicio dalle gerarchie criminali, le quali si sono ristabilite appena finita la guerra riuscendo a penetrare nelle maglie della politica della nascente Repubblica.

martedì 5 ottobre 2010

Aeroporti siciliani

Aeroporti siciliani

Sicuramente l'aereo è il mezzo più comodo per quanti vengono in vacanza in Sicilia.
L'isola è molto grande, difficile da raggiungere da altre parti d'Italia con altri mezzi.
Conviene sempre scegliere la propria meta di arrivo tenendo conto sia del budget,
 i costi delle varie compagnie aree, e la posizione geografica dell'aeroporto.

L'aeroporto Fontanarossa è servito da numerosissime compagnie aeree, anche low-cost.
La sua posizione geografica lo rende l'ideale per quanti intendano raggiungere poi la zona
di Siracusa, Taormina, Messina. Per maggiori informazioni su Fontanarossa è possibile
consultare direttamente il sito internet dell'aeroporto.


                                                    Aeroporto di Catania



Foto di  gnuckx   

Il più importante aeroporto siciliano è il Vincenzo Bellini di Catania vicinissimo alla
città.
E' il primo del Mezzogiorno e tra i primi cinque posti a livello nazionale per traffico passeggeri.
E' il collegamento più comodo per chi vuole raggiungere la costa est ove si trovano mete
predilette quali Taormina e Siracusa o la costa sud con Ragusa e Gela o il centro
dell'isola (piazza Armerina). Le autolinee Etna Trasporti effettuano collegamenti tra
Catania e Gela, Licata, Piazza Armerina, Ragusa, Taormina e Valguarnera.



Foto di  gnuckx   



Il traffico è in continua espansione, con numerosi voli di linea e charter favoriti dalla
posizione geografica, dalle condizioni climatiche e dai collegamenti stradali e marittimi.
L'aeroporto sopporta un notevolissimo traffico nazionale ma anche diversi collegamenti
europei ed extraeuropei come Capo Verde, Dubai e Tel Aviv. L'aerostazione è, inoltre, base
logistica della compagnia aerea catanese Wind Jet.

Negli ultimi anni è stata ampliata l'area di sosta per i velivoli e realizzata una nuova
via di rullaggio che collega il piazzale di sosta aeromobili con la testata pista 08.
La SAC, la società di gestione dell'aeroporto di Catania, intende proseguire lo sviluppo
dello scalo attraverso diversi nuovi interventi: per il piano di sviluppo 2007-2013 è in
programma la costruzione di una nuova via di rullaggio, la ristrutturazione del vecchio
terminal o la costruzione di un nuovo modulo che lo sostituisca, la realizzazione di un
grande parcheggio multipiano, la realizzazione di una seconda pista.



Foto di  gnuckx  



Breve Storia

L'aerostazione divenne efficiente nel 1924 e dedicata all'illustre meteorologo Filippo Eredia.
Alle fine degli anni '40 il governo stanziò diversi fondi per la costruzione di
un'aerostazione più grande, che venne quindi realizzata ed inaugurata dal ministro Mario
Scelba nel 1950.
Negli anni sessanta si ebbe un notevole incremento dei viaggiatori, che già nel 1966
superarono quota 260.000. Questo rese l'infrastruttura nuovamente inadeguata e la pista si
rivelò troppo corta per aerei sempre più grandi e veloci.

Negli anni settanta, con un traffico passeggeri in continuo aumento (500.000 in media) si
progettò una nuova aerostazione unitamente alla torre di controllo, scalo merci, caserma
dei vigili del fuoco e un allungamento della pista.
La nuova aerostazione, inaugurata il 5 agosto 1981 per una capacità di 800.000 passeggeri
annui, risultò ben presto inadeguato ai nuovi sorprendenti tassi di crescita del traffico.



Foto di  gnuckx   

Dopo il 2000 si è provveduto alla realizzazione di un nuovo terminal.
Simbolo d'avanguardia e modernità, la nuova aerostazione è stata inaugurata
il 5 maggio 2007 intitolata a Vincenzo Bellini La sua superficie è di 44.460 m² (di cui
oltre 20.000 a disposizione del pubblico), impostato su due livelli (arrivi e partenze),
dotato di sei pontili d'imbarco (loading bridges), venti "gate" d'imbarco. Tale struttura
può assorbire un traffico annuo di circa 6.500.000 passeggeri.


Foto di  gnuckx 




Il futuro

La nuova aerostazione fa parte di un progetto che si completerà intorno al 2016 con il
raggiungimento di tre terminal, la costruzione di una seconda pista, il collegamento con la
metropolitana di Catania, la costruzione di parcheggi multipiano e nuove aree commerciali.
La capacità annuale di traffico passeggeri supererà i 20.000.000 di passeggeri annuali.


Altri aeroporti siciliani

A Palermo, l'Aeroporto di Punta Raisi intitolato a Falcone e Borsellino dista 30 Km dalla
città alla quale è collegato tramite un servizio autobus che porta fino in piazza
Politeama. In auto, da Palermo si inbocca viale della Regione Siciliana per poi immettersi
direttamente sull'autostrada che porta a Punta Raisi.

Gli altri aeroporti siciliani sono quello di Trapani, che non effettua regolari e frequenti
collegamenti e quelli di Pantelleria e Lampedusa. Durante il periodo estivo esistono
collegamenti diretti con alcune delle principali città italiane.


A Trapani è operativo il piccolo aeroporto "Vincenzo Florio".L'aeroporto di Trapani, negli
ultimi anni ha avuto un buon afflusso di passeggeri anche in virtù degli accordi con
diverse compagnie aeree low-cost, prima fra tutte la Ryanair che ha attivato numerose rotte
internazionali su questo scalo. Trapani Birgi dista circa 15 Km dalla città. Oltre a
Ryanair è servito da diverse altre compagnie aeree quali Meridiana o Levrierofly. I voli
collegano con più di 20 scali nazionali e internazionali.


Compagnie low cost

In virtù di quanto già detto, gli aeroporti siciliani sono stati e saranno terreno di
sperimentazione di nuove compagnie low cost. E' proprio la necessità di un ottimale
raggiungimento dell'isola che ciò è stato possibile. Immaginate di raggiungere Catania o
Palermo con le ferrovie, autobus o auto. Ciò, non solo è difficoltoso a livello tecnico e
fisico per la lunghezza del viaggio, ma anche dispendioso. Oggi è facile trovare offerte
che, se prenotate per tempo, permettono di raggiungere le pricipali mete con prezzi
bassissimi.
Tra le compagnie che si sono fatte notare dobbiamo annoverare la Windjet, nata dome low
cost, oggi si pone fra le prime compagnie nazionali, specialmente dopo la fusione e
l'acquisto di Meridiana.
Abbiamo anche Ryanair, Blu-express e altre i fase di crescita.http://www.flickr.com/photos/gnuckx/3492347694/

giovedì 30 settembre 2010

Il monastero dei benedettini



La Storia
I monaci Benedettini ottennero il permesso di costruire la nuova sede del monastero nella
città di Catania. I lavori iniziarono nel 1558 alla presenza del viceré di Sicilia Juan de
la Cerda. Nel 1669, in seguito ad una devastante eruzione dell'Etna, la lava raggiunse il
centro di Catania e danneggiò le mura del cenobio.
Vi fù in seguito grande fervore dei monaci per la ristrutturazione del monastero, con
l'aggiunta fra l'altro della monumentale fontana marmorea nel chiostro.
In contemporanea fu avviata la costruzione della chiesa di San Nicolò (1687) su progetto
dell'architetto romano Giovan Battista Contini.
L'11 gennaio 1693, un terribile terremoto distrusse quasi interamente Catania conivolgendo
anche il fastoso monastero benedettino, che venne ridotto in cenere, e causando la morte
della maggior parte dei monaci.
Nel 1702 cominciarono si avviò il progetto di ricostruzione sotto Antonino Amato che, in
sintonia con le idee di ricchezza e grandiosità dei monaci stessi portò alla costruzione di
un secondo chiostro accanto al più antico.

La struttura
Si possono ammirare i prospetti orientale e meridionale, opera di antonio amato, con
splendidi intagli barocchi; lo scalone d'onore d'impronta neoclassica; il primo chiostro,
con al centro un chioschetto di gusto neogotico; e ancora il secondo chiostro, la sala
circolare dell'antirefettorio.

La Biblioteca Ursino-Recupero
Un’ala del monastero è occupata dagli ambienti delle Biblioteche riunite Civica e Ursino
Recupero: dall'unione della biblioteca Civica e di quella personale del Barone Antonio
Ursino Recupero, nasce la splendida raccolta tenuta all'interno dei locali dell'ex
Monastero dei Benedettini di Catania
Oggi la biblioteca conserva altre 200.000 volumi, tra cui si annoverano le pergamene
medioevali dei monaci benedettini ed una rarissima Bibbia del XIV sec.
Uno dei locali culturalmente più ricco è la Sala Vaccarini, dove la collezione libraria dei
Benedettini è organizzata ancora nella sistemazione originaria.









L'Università e la vita culturale
Il Monastero fu la sede dei Benedettini fino al 1866, poi venne ceduto al demanio comunale e solo nel 1977 fu ufficialmente proclamata sede della facoltà di Lettere e Filosofia di catania. Le vecchie celle dei monaci sono state restaurate ed adibite ad aule per le lezioni degli studenti.
Nei locali dell’ex Monastero dei Benedettini si svolgono ogni anno mostre, concerti e
decine di manifestazioni culturali.

Si organizzano incontri di astronomia: gli astrofisici etnei della cooperativa
Aster hanno guidato i catanesi alla conoscenza dei corpi celesti dalle terrazze del Monastero in occasione della manifestazione "MonaStelle", promosso dall'associazione Officine Culturali e dalla facolta' di Lettere e Filosofia.

Sono possibili servizio di visite guidate attraverso la storia dei suggestivi ambienti delle cucine del Vaccarini, del Chiostro di Levante, degli scavi archeologici custoditi nella parte cinquecentesca e del Giardino dei Novizi.


Un'importante convegno del FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano, con il tema "DAL GIARDINO AL PAESAGGIO: IL CONTRIBUTO DEL FAI ALLA LORO SALVAGUARDIA E VALORIZZAZIONE" ha avuto sede al monastero.


Altra espressione di grande sensibilità culturale è il Mercatino etnico al monastero dei Benedettini, tenutosi il marzo 5 2010: l’ultima domenica di ogni mese, la vetrina di prodotti e cultura etnica alla presenza del sindaco Raffaele Stancanelli e dell’assessore alla Famiglia Marco Belluardo. L’iniziativa denominata “Altre culture in città”, ha coinvolto le numerose comunità straniere presenti a Catania. La manifestazione prevista dal progetto “Pari opportunità nella diversità” è stata promossa dall’assessorato alla Famiglia in collaborazione con la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, la federazione delle associazioni mauriziane, l’associazione Geetanjali Circle, il coordinamento immigrati, l’associazione di mediatori “impronte culturali”, l’associazione Multikulti, la chiesa ortodossa Romena, la moschea di Catania, il Consorzio il Nodo e l’associazione tunisina El Amel, coordinati dal Progetto Immigrati e dall’ufficio Parità Sociale e di Genere del Comune.
Le varie comunità hanno presentato prodotti artigianali tipici e cibi tradizionali di
Mauritius, Cina, Congo, Iran, Tunisia, Palestina, Turchia con l’intento di promuovere la
cultura e le tradizioni che contraddistinguono ciascun Paese. L’allestimento curato
dall’associazione Neon ha esaltato i prodotti avvolgendo stand e colonnato di drappi
multicolori. I visitatori hanno degustato tè iraniano e ammirato uno spettacolo di danze
anatoliche.

Assieme al centro storico di Catania, fa parte del patrimonio dell'UNESCO.



Viaggiatori Illustri
Patrick Brydone in visita a Catania nel 1770, così scrive a proposito del complesso monumentale
dei Benedettini in una rielaborazione degli appunti del viaggio compiuto realmente dallo
scienziato scozzese in Sicilia e a Malta tra il 15 maggio e il 29 luglio 1770: "Entrato nel
grande cancello la mia sorpresa si accrebbe ancora: avevo dinanzi una facciata quasi uguale
a quella di Versailles, un nobile scalone di marmo bianco e una magnifica cornice propria
di una residenza regale. Non avevo mai sentito dire che i re di Sicilia avessero un palazzo
a Catania e daltronde non potevo spiegarmi altrimenti ciò che vedevo. Mi affrettai a
tornare a casa per comunicare la mia scoperta agli amici e li trovai in compagnia del
canonico Recupero che era venuto da noi apposta per condurci laggiù e godersi la nostra
sorpresa ed il nostro stupore. Ci disse poi che il palazzo non era altro che un convento di
grassi monaci benedettini, che volevano assicurarsi a tutti i costi un paradiso almeno in
questo mondo, se non nell’altro".

Charles Didier, scrittore, poeta e viaggiatore francese di origini svizzere nel 1829 rimase
profondamente colpito dal monastero: "L’appartamento dei religiosi è da uomini di mondo.
Il monaco mi ricevette in una camera elegante, quasi ricercata; grandi tende di mussola
gialle e bianche vi creavano un’atmosfera veramente galante".




martedì 1 giugno 2010

La festa di Sant'Agata

La Santa Patrona di Catania, "a Santuzza", ha una storia millenaria e una notorietà come non molte.
La festa, infatti, è una delle più famose al mondo, addirittura con seguaci vai internet dall'altra parte del globo. L'esempio che dimostra ciò sta nella numerosa presenza di turisti stranieri provenienti da ogni parte del mondo: Giapponesi, tedeschi, inglese e tanti altri.

La storia
Agata, il cui nome indica chi è buona e nobile di spirito, nacque a Catania intorno al 230 dc, durante il proconsolato di Quinziano. La giovane Agata godeva del titolo di diaconessa, il che implicava mansione importanti all'interno della comunità cristiana: istruzione attraverso al catechesi, e preparazione ai tre importanti sacramenti, quali il battesimo, comunione e la cresima.

Nel 250 Quinziano scesa a Catania per rendere efficace l'editto dell'imperatore Decio, il quale imponeva l'abiura della fede cristiana. Essendo Agata in vista all'interno della comunità, e anche una giovane donna di buona famiglia con un'ottima dote, si può facilmente dedurre l'escamotage della sua condanna. Leggenda comune rimane comunque l'invaghimento di Quinziano nei confronti di Agata. Naturalmente la giovane catanese dal carattere tenace si rifiutò sia di abiurare la sua fede, sia di cedere alle tentazioni libidinose del proconsole. Questi, allora, decise di affidarla in custodia ad Afrodisia e alle sue figlie, con la motivazione apparente di essere rieducata, ma il vero motivo stava nel tentare di condurre Agata in corruzione, cioè nel trascinarla nelle tentazione orgiastiche che andavano di moda nella catania dell'epoca.

Visti che i tentativi furono vani, il proconsole decise di processarla e condannarla.

Il carcere la vide succube di atrocità disgustose, dal taglio delle mammelle con delle tenaglie alla fustigazione.

Agata morì la notte del 5 febbraio 251 nella sua cella.


Simbolo di purezza e nobiltà d'animo, di fede cattolica esempio per la Catania che combatteva per la difesa della sua fede, il coraggio della giovane Agata è ricordato con enfasi sempre accesa nelle parole dei cittadini durante la lunga processione.

Il coraggio di Agata è espressione di fierezza e orgoglio per una Catania che spesso ha dovuto fare i conti con il coraggio di guardarsi allo specchio durante la sua lunga storia.

Le reliquie ritornarono in Città dopo molto tempo, il 17 agosto 1126.

Le reliquiesono conservate all'interno del busto d'argento che gira in processione per la Città: crannio, torace e organi interni. Arti e mammelle sono all'interno di uno scrigno d'argento.


I Miracoli
Possiamo affermare che la devozione alla santuzza è cresciuta nel tempo per via dei numerosi miracoli che gli sono stati attribuiti.

Il primo di questi è a dir poco stupefacente: nel 252 Catania venne distrutta nelle sue periferie da una temibile colata lavica, e i cittadini, per fermarla, presero dalla cattedrale il velo a lei appartenuto (quel velo che indossava durante il processo, caratteristico delle diaconesse dell'epoca) e lo posero contro la lava. L'eruzione cominciò il 1 febbraio e si arrestò il 5 febbraio! Così vuole la leggenda...


Altri miracoli si susseguirono, tra i quali l'interruzione di una lunga serie di scosse sismiche nel 1169 (il 4 febbraio!!!!) che provocarono il crollo della cattedrale e la morte di molti cittadini, il Vescovo Aiello e molti monaci radunati inprocessione. Quando i cittadini portarono il Velo in processione, la lunga serie di scosse si arrestò...

venerdì 12 giugno 2009

La Cattedrale di Sant'Agata


Foto di Salvatore Ortisi




Dedicata alla santa patrona Sant'Agata, la prima edificazione risale al periodo 1078-1093 e venne costruita sulle rovine delle Terme Achilliane di epoca romana, grazie all'iniziativa del conte Ruggero e dell'arcivescovo Angerio.

Le antiche Terme testimoniano la ricchezza d'acqua della città di catania: l'attuale via della shopping catanese, la Via Etnea, un tempo era il letto di un antico fiume, oggi fluente nel sottosuolo e conosciuto come Amenano.
I Romani avevano edificato un acquedotto che convogliava le acque provenienti da Santa Maria di Licodia, un centro abitato etneo.
Le terme Achilliane, risalenti al III secolo d. C., furono edificate da Lusio Labieno, governatore di Sicilia dell'epoca.

Ma già sin dagli albori della sua vita si delinea il suo futuro triste destino, fatto di castrofi e distruzioni che la porteranno ad uno sconvolgimento del suo assetto architettonico. Nel 1169 un terremoto la demolì quasi completamente, risparmiando solo la parte absidale. Qualche decennio dopo, precisamente nel 1194, fu invece colpita da un incendio. Ma si iniziano ad avvicinarsi la vera catastrofe in conseguenza della quale ne verrà ridisegnata l'intera fisionomia: nel 1693 il terremoto che colpì la Val di Noto la distrusse quasi tutta. Si pose subito il problema della sua ricostruzione, iniziata nel 1709 da Girolamo Palazzotto, conclusasi nel 1711. Tra il 1730 e il 1761 l'architetto palermitano Gian Battista Vaccarini disegnò la facciata in stile barocco siciliano.

Dello stile normanno, quasi completamente distrutto, rimangono il corpo dell'alto transetto, due torrioni mozzi e tre absidi semicircolari fatte di pietra lavica. Lo stile svevo è nelle basi di alcune colonne visibili dopo gli scavi nel pavimento e nelle torri dell'ingresso, la parte barocca, consiste nelle tre navate di Girolamo Palazzotto e nella facciata di G. B. Vaccarini.


Ai lati della porta centrale sono visibili le statue in marmo di San Pietro e San Paolo.
La cupola (costruita nel 1802) è arricchita di colonne e finestre atte al passaggio della luce, rendendo l'interno della chiesa luminoso e spettacolare.

Il campanile risale al 1387 e la torre a base quadrata nel 1662 venne innalzata per l'inserimento di un orologio, raggiungendo circa 90 metri d'altezza. L'11 gennaio del 1693 una forte scossa di terremoto la fece crollare travolgendo sotto le sue macerie 7.000 fedeli che al momento stavano pregando.
La campana è la terza più grande d'Italia, dopo la campana della basilica di San Pietro in Roma e quella del duomo di Milano. L'accesso al sagrato avviene attraverso una magnifica e maestosa scalinata costruita marmo che finisce in una cancellata in ferro battuto.

All'interno padroneggiano opere d'arte di inestimabile valore e tracce della storia di Catania.
Le tre navate mostrano uno spettacolo unico grazie alla presenza di un affresco del Battesimo di Gesù Cristo, una tela di santa Febronia del Borremans e la tomba del musicista catanese Vincenzo Bellini.

Inesauribile luogo d'arte, la cattedrale ospita capolavori spesso purtroppo soggetti all'indifferenza di chi vive la propria città come qualcosa di scontato: la tela di san Carlo Borromeo, il quadro raffigurante sant'Antonio di Padova, una Sacra Famiglia con san Giovanni (opera del pittore catanese Abbadessa) e un'immagine di santa Rosalia.

Da non dimenticare, sia per rispetto che per spirito storico, il monumento funebre del vescovo di Catania Orlando, morto nel 1839.

Ma ciò che rende solenne e famosa al mondo la cattedrale etnea è la Cappella di Sant'Agata, circondata da una cancellata in ferro battuto.
A sinistra c'è "a cammaredda", una porta dorata che dà accesso alla camera sotterranea ove vengono custoditi il busto reliquiario e lo scrigno con le reliquie della Santuzza. Chi volesse avere una precisa immagine della sofferenza patita dalla santuzza, basta che volga lo sguardo verso la magnifica tela del 1605 rappresentante il martirio di sant'Agata.

Affreschi a tema con la Santa Patrona non mancano: nella stessa cappella un affresco che raffigura santa Lucia che prega Sant'Agata per la guarigione della madre malata, il monumento funebre del viceré Ferdinando Acugna un tempo fervente devoto della Santa. Sull'altare della cappella vi è un bassorilievo con sant'Agata incoronata da Dio.

Illustri personaggi che hanno lasciato il segno nella città trovano posto per un solenne ricordo. Stiamo parlando dei monumenti funebri della dinastia aragonese di Federico III di Trinacria, Giovanni, Ludovico e Costanza. Ma l'eccellente uomo che onorò Catania fu Vincenzo Bellini (1801-1835), grande musicista scomparso in giovane età di cui è oggi possibile ammirare la sua tomba all'interno della struttura.