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lunedì 21 marzo 2011

Offro Lavoro





Il 17 Marzo è nata una nuova stella: la Festa dell'Unità nazionale.
Ebbene si, un nuovo giorno rosso sul calendario, anche se di rosso ha ben poco. A partire dal fatto che chi oggi dovrebbe indossare questo sgarciante colore, non ha accolto con molta positività i festeggiamenti.
Ma festeggiare cosa? l'Italia? il nostro paese? Quello che all'articolo 1 della costituzione recita che il nostro è un paese fondato sul diritto al lavoro quale strumento di indipendenza ed espressione della realizzazione della dignità del cittadino? Quello che dice altrove, secondo la legge, che anche lo svago è un diritto del cittadino?
A dire il vero proprio questo dello svago fa ridere, sia a destra che a sinistra, in quanto se il principale strumento di sostentamento, cioè il lavoro, non è più un diritto, figuriamoci lo svago!
Ebbene si, oggi lavorare è un lusso per pochi eletti, e con eletti intendo sia gli eletti e sia gli "amici" degli eletti. Gli "altri", quelli che si spaccano a lavorare per trovare lavoro, quelli che hanno gli occhi gonfi e le mani stanche per i migliaia di curricula inviati a vuoto, quelli che hanno la voce stanca di ripetere sempre le stesse cose ai colloqui, dando la parvenza di essere demotivati se ne stanno guardare, immobili e alienati, la loro impotenza, quasi che la società non gli appartenesse, quasi ne fossero esclusi, quasi ne fossero rifiutati.


Vivere oggi, in questo paese, significa sopravvivere.
Sono finiti i tempi in cui si progettava il futuro con frasi del tipo "da grande voglio diventare" oppure "vorrei costruire, inventare, andare avanti". In queste ore, in questi minuti, sembra che i concetti del vocabolario comune siano mutati verso un regresso d'azione: "conservare, nascondere, stare attenti, dissimulare, tenere in piedi, non fare passi falsi". Un tempo si diceva "voglio vincere"; ora, invece, si dice "non voglio perdere". E purtroppo questa oggi è l'unica vittoria...


Lavorare in Italia, ai giorni nostri, è considerato un miracolo. E quando tale benedizione accade, si ha la sensazione che chi ti assume ti faccia un favore, con conseguente peso sulla coscienza del lavoratore che quasi si sente in debito perché viene pagato!
L'arroganza della gente è arrivata a tal punto da offrirti, a trent'anni suonati, uno stage non retribuito ad libitum, senza garanzie, senza contratto, senza scadenze. Se loro diventano ricchi, può darsi che ti daranno un rimborso spese, magari di 300 euro al mese, dopo che hai sgobbato gratuitamente dal lunedì al venerdì per più di un anno.


I "nostri" cari politici, tra un festino, una pista e uno spogliarello si dilettano al tiro al bersaglio. Il bersaglio è il cittadino, le pallottole le loro ignoranti sbruffonerie.
Mi sembra ieri quando qualcuno/a (scusate, ma c'è la legge sulla parità dei sessi!) affermava che le forme di lavoro flessibile sono una cosa positiva, non uno svantaggio, aggiungendo che "il cittadino si deve mettere in testa che se finisce o perde un lavoro ne trova subito un'altro".
Siamo sicuri che vi aspettate che io commenti questa frase? Lo volete davvero? ...ma dai!
La cosa pericolosa per il futuro del nostro paese è che chi ci governa non ha mai vissuto per strada, non ha mai lavorato. Non sanno cosa vuol dire mandare un Curriculum, o peggio, una lettera di presentazione, la quale ti ruba ore dal momento che deve essere personalizzata ad hoc in base al destinatario. Chi ci governa non sa cosa vuol dire fare la fila in un'agenzia interinale, non sa cosa vuol dire fare un colloquio, non sa cosa vuol dire trovarsi davanti un selezionatore che ti chiede "perché dovremmo scegliere lei ?". Cari Papponi dalle auto blu: sapete cosa si prova? Avete mai assaporato l'ebrezza dell'indifferenza? l'angoscia del futuro che si oscura? avete mai parlato con un padre di famiglia che ha appena perso il lavoro?


E' ovvio che quando non si sa che dire si spara a raffica. Come qualcuno tempo fa descrisse i giovani disoccupati ancora a casa "bamboccioni". Questa è una vergogna, un mio rappresentante legato dal vincolo della fiducia che mi offende. Quello a cui pago lo stipendio, e lo pago senza guadagnare, si permette di parlarmi così! Questa è la semplice prova che tra politica e società civile c'è un'enorme voragine di ignoranza. Dovrebbero forse tornare a scuola? o magari rimettere sulla propria coscienza la responsabilità della loro missione? Come fanno a governare se non sanno quali sono le vere problematiche sociali? Come fanno se non sentono sulla pelle quello che accade negli uffici?
E' assurdo accettare affermazioni del genere. Ci sono giovani incatenati, dagli operatori call centre ai venditori porta a porta, che non possono azzardarsi ad uscire di tasca un euro in più, e si sentono addosso anche l'ingiuria, pronunciata pubblicamente, di chi non sa neanche cosa vuol dire lavorare! vai vai, vai a lavorare, poi ne riparliamo appena capisci cosa vuol dire lavorare in nero per 500 euro al mese!


Ne potrei mensionare altre storielle, magari l'invito al matrimonio col figlio di Berlusconi, ma mi fermo qua, perché io, e penso anche voi, siamo nauseati...




Giancarlo Sebastian Puglisi























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